Non tutti conoscono la bellezza del significato
del modo di dire “IN BOCCA AL LUPO”!
pubblicata da ANCHE IO ASPETTO QUESTO GIORNO!
il giorno giovedì 27 gennaio 2011 alle ore 21.46
Cosa sta ad indicare l’augurio “IN BOCCA AL LUPO”?
L’amore della madre-lupo che prende con la sua bocca i propri figlioletti per portarli da una tana all’altra per proteggerli dai pericoli esterni.
Ebbene si, dire “IN BOCCA AL LUPO” è uno degli auguri più belli che si possa fare ad una persona! Indica protezione! E’ la speranza che tu possa essere protetto e al sicuro dalle malvagità che ti circondano! Adesso vorrei sapere chi è stato così osceno da inventare come risposta “crepi il lupo”! Da oggi in poi io risponderò “grazie di cuore” ogni qual volta mi si dirà!
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La notte del 30 di aprile e la giornata del 1° maggio saranno segnate da una delle "otto porte" annuali, anche se è da ricordare che le antiche popolazioni non seguivano un calendario solare ma lunare e che le festività assecondavano i cicli naturali e non quelli dettati dal calendario. In altre parole, la festività di Walpur veniva celebrata in concomitanza con lo sbocciare dei fiori di maggio.
Conosciuto come Walpurg/Beltane, questo era il momento in cui anticamente venivano celebrati riti relativi alla purificazione, mediante il fuoco, e celebrazioni riguardanti la fertilità.
Walpurg rappresenta l'irrompere definitivo delle forze vitali nella Terra di Mezzo e sui suoi abitanti.
E' il momento in cui viene reso omaggio agli spiriti domestici e anche quello in cui è possibile stringere dei Patti con i Landvaettir (Spiriti della Terra).
Simbolo di Walpurg è il Palo di Maggio, dove in Scandivavia, Germania e Inghilterra, vengono spesso eretti su gradini o terrapieni al fine di riprodurre simbolicamente l'Yggdrasil, l'Albero Cosmico sacro agli antichi popoli appartenenti alla Tradizione Nord Europea.
Originalmente i pali erano in betulla e i giovani danzavano intorno ad essi durante la festosa celebrazione. In modo particolare le fanciulle strofinavano i propri genitali sulla betulla (simbolo della Grande Madre) per propiziarne la fertilità.
I Pali di Maggio vennero vietati in Inghilterra nell'aprile del 1644 dal governo e fu decretato lo sradicamento di quelli permanenti, infliggendo così un duro colpo alle celebrazioni locali che avevano ancora un sapore pagano. Anche dopo la disfatta della Repubblica e la restaurazione della monarchia, molti di questi Pali non furono mai rimessi a loro posto.
Importante elemento di Walpurg/Beltane è la purificazione attraverso il fuoco come preparazione all'avvento dell'estate.
I Druidi solevano accendere due grandi fuochi attraverso i quali facevano passare le mandrie come atto magico per preservarle da eventuali epidemie.

L’osservazione della ritualità dell’’Equinozio di Primavera, pur non essendo una delle festività del periodo antico (2.000 a.C.), è stato “integrato” in epoche successive in considerazione della sua indiscussa importanza e, in parte, dell’influenzamento della cultura celtica. Ostara (questo è il nome del periodo equinoziale), è, come tutte le altre Celebrazioni, relativa ad una fase di circa 15 giorni e non ad un solo giorno, come invece attualmente si usa.
Esiste poi una sostanziale differenza tra l’Equinozio primaverile e Ostara.
L’Equinozio è infatti il momento in cui astronomicamente il sole cade con un determinato angolo sull’asse terrestre. Erroneamente oggi si considera e si celebra questo momento (che avviene intorno al 21/24 di marzo), come il “primo giorno di primavera”. E’ un’imprecisione fondamentale, se si tiene in considerazione che, anticamente, l’inizio delle stagioni e il mutamento degli 8 cicli annuali non era dato dal calendario numerico (peraltro un calendario lunare e non solare), ma dai cambiamenti climatici e dai “movimenti della Natura”. Quindi la condizione astronomica non sempre corrispondeva con il cambiamento stagionale. Un’affermazione questa valida soprattutto oggigiorno in considerazione dei mutamenti climatici.
Ostara viene celebrato nel periodo di transizione che oscilla tra i primi di marzo e i primi di aprile.
Considerando lo spostamento stagionale, è presumibile ipotizzare che tale periodo quindicinale vada oggi dal 24 marzo al 5/10 aprile. All’interno di questi 15 giorni con l’avvento del tepore primaverile e del risveglio segnalato da uccelli e vegetazione terrestre, viene celebrato come in passato il rituale centrale relativo ad Ostara, rituale che, ripeto, potrebbe anche subire uno slittamento a causa appunto delle condizioni climatiche.
In termini più spirituali possiamo dire che questo importante momento, è una delle 8 “stazioni mistiche” che indica il Risveglio e il Rinnovamento mediante tradizionali purificazioni rituali, il cui scopo è quello di lavare via tutti i pesi e le paure passate, alla scoperta delle nostre forze vitali in connessione con quelle della Natura.
Ostara ha inoltre un’interessante valenza legata ai Misteri della dualità delle forze divine rappresentati dal maschile e dal femminile. Durante le celebrazioni si onora la formazione della Coppia Divina che si fidanza inghirlandandosi di fiori. I riti, come sempre avveniva, iniziano la sera precedente il momento del culmine, e, durante esso, vengono tenuti culti in onore delle divinità silvane e dei boschi sacri.

Voglio condividere con voi una storia Apache che mi è stata inviata dall’Amico GiaguarrRaff http://ilvolosciamanico.wordpress.com/

Un anziano Apache stava insegnando la vita ai suoi nipotini.
Egli disse loro:
“Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi.
Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia, il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza,
l’autocommiserazione, il senso di colpa, il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire,
la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo.
L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore, la speranza, il condividere,
la serenità, l’umiltà, la gentilezza, l’amicizia, la compassione, la generosità, la sincerità e la fiducia.
La stessa lotta si sta svolgendo dentro di voi e anche dentro ogni altra persona.”
I nipoti rifletterono su queste parole per un po’ e poi uno di essi chiese:
“Quale dei due vincerà?”
L’anziano rispose semplicemente:
“QUELLO CHE NUTRI”!
La Saggezza degli antichi è proverbiale ancora oggi
indipendentemente a quale Tradizione essi appartenessero.

“La celebrazione di Imbolc va dal tramonto del 31 gennaio al tramonto del 1° febbraio. È la festa della Luce crescente, paradossalmente il periodo più freddo dell’anno, ma anche quello dove i giorni cominciano ad allungarsi notevolmente. Una vecchia poesia campestre cita quando la luce aumenta, il freddo si fa più intenso. Imbolc simboleggia i primi movimenti del seme sepolto nella terra, è un momento di rinnovamento e un simbolo di purificazione e rinascita.
La festa dell’Imbolc è detta anche Brigantia, dalla dea vergine Bride (Sposa), la cui festa, nei paesi celtici, veniva celebrata in questo giorno con dei falò e dei tizzoni ardenti. La celebrazione fu poi assorbita dalla religione cristiana, trasformandosi nella festa della Purificazione della Beata Vergine, conosciuta come Candelora a causa delle candele che venivano accese a mezzanotte in segno di purificazione. In Irlanda, il culto della Beata Vergine nella festa della Candelora (celebrata con l’accensione di 13 candele bianche rappresentanti le 13 lune piene dell’anno) si manifesta come giorno di S.Bride, che celebra S.Brigida, la continuazione della madre-dea Pagana nel suo aspetto di Vergine. E durante tutto l’anno, quando una donna si veste di bianco per sposarsi, diventa la Sposa, la personificazione della dea.
Nell’Imbolc la dea abbandona il suo vecchio aspetto invernale di Hag, vestita di nero, che porta la sua verga nera di aridità come Hela, la guardiana dei misteri, della morte e dell’Oltretomba. Essa si trasforma nella Vergine Bride, una manifestazione della dea solare Sol, che torna in vita dopo ogni morte apparente. Nella religione Asatrù, essa è Birgit, consorte di Ullr.”
Salute a te, Signora della Luce
Sii benvenuta triplice Dea della Vita!
Madre del sole, ti diamo il benvenuto.
Protettrice del Fuoco, ti invitiamo ad entrare.
(Tratto da “Tradizione Nordica” )
Di Nigel Pennick
A queste parole dell’autore, poco c’è da aggiungere circa questa festività, se non che pur non essendo una delle principali dell’antica Tradizione, ha guadagnato nel tempo e a buon diritto, un posto di rilievo in tempi successivi.
Da ricordare solo che le popolazioni antiche non seguivano un calendario solare, ma lunare e i momenti rituali avevano una scansione temporale di circa 15 giorni. Seguendo dunque lo scorrere dei ritmi della Natura e non quelli del calendario, la celebrazione di Brigantia (come del resto delle altre 7 festività) non sempre cadeva ogni anno nello stesso giorno. Questo è valido soprattutto oggi, che le stagioni hanno subito un certo spostamento.

Con la prima settimana del mese di dicembre iniziava per le genti nordiche il periodo chiamato Jol/Yule traducibile con "Giogo dell'anno", ad indicare l'importante passaggio stagionale ed energetico, che segna il punto (nodo/giogo) massimo del declino della luce.
Jol è la seconda delle tre festività che venivano riconosciute e celebrate al tempo dell'insediamento di Odhinn nell'Uppland svedese (2000 avanti Cristo).
Il passaggio di maggior importanza di questo periodo è l'accensione e il mantenimento dei fuochi, il cui compito era sostenere la luce del sole nella fase più critica dell'anno, affinché le tenebre non ne avessero ragione definitivamente. Questa fase, ancora oggigiorno, ha delle evidenti connotazioni magico-spirituali: mantenendo questa luce viva e presente attraverso i fuochi infatti, si accudisce e si alimenta anche quella interiore.Nel calendario moderno, il periodo di Jol inizia intorno al 6 di dicembre e termina il 6 di gennaio.
La Tradizione antica, insieme a quella (relativamente) più recente ci portano notizia di alcuni momenti importanti in questo mese. L'apertura di Jol (Yule) inizia quindici giorni prima del Solstizio d'Inverno con dei blot, anticamente "sacrifici di sangue" di animali, che venivano immolati come offerta agli Dèi per ottenere
prosperità e aiuti, sostituiti oggi con Offerte di cibo, profumi ed essenze, sempre per la stessa finalità.
Trascorsi alcuni giorni dai Blot di apertura, veniva celebrata la Festività delle Luci, ripresa poi dalla tradizione cristiana come il giorno di santa Lucia.
Ancora oggi in talune contrade delle Svezia, la figlia più giovane della famiglia, si leva al canto del gallo e indossato un costume bianco con una fascia rossa, si pone sul capo una corona fatta di ramoscelli di mirtillo e di candele accese. In questo abito tradizionale, cantando, la giovane sveglia i componenti della famiglia invitandoli a gustare una ricca colazione in una stanza illuminata di sole candele. Parti del cibo, vengono poi portate dalla giovane agli animali. La notte prima del Solstizio d'Inverno viene celebrata la Madre Notte, la notte più lunga dell'anno. Il Solstizio è l'apice delle festività di Jol, il punto dove l'oscurità ha la sua maggior espressione e il suo maggior potere, ma anche il momento dove la Luce ricomincia a riconquistare terreno. Da questo momento infatti, essa piano piano riprenderà possesso della terra sino ad avere la sua espressione massima durante il Solstizio d'Estate. Il Solstizio invernale è consacrato al dio Baldr (Balder).
Il 24 dicembre al tramonto, con i resti del ceppo dell'anno precedente, viene bruciato il Ceppo di Jol, un pezzo di legno di quercia o frassino decorato con pigne e bacche. Il 6 di gennaio vengono chiuse le celebrazioni di Jol con lo spegnimento dei Fuochi Sacri.
Sempre di tale periodo ricordiamo anche la consuetudine di bruciare il vischio dell'anno precedente e la raccolta e consacrazione di quello nuovo, come il bruciare incenso di ginepro per la purificazione degli ambienti.

Le Otto Porte:
Vetr Naetr (Samhain), Jol (Yule), Brigantia (Imbolc), Ostara,
Walpurg (Beltane), Sigr Blot, Lammas (Lughnassad), Mabon.

Si tratta di momenti particolari in cui esistono dei movimenti di energie e di forze molto potenti che ci coinvolgono in quanto cellule viventi del grande organismo dell’universo, come elementi facenti parte di un grande ciclo che è quello delle stagioni, ma che è anche quello della vita, della morte e della rinascita. Tutto è collegato in questo ecosistema universale.
Queste 8 festività, soprattutto in quanto Riti, hanno una rispondenza, se vissuti nel modo corretto, sulle nostre parti più profonde e possono concorrere in modo significativo alla crescita spirituale, mentale e fisica dell’individuo. Importante sottolineare come i Riti siano Operazioni magico-spirituali che stabiliscono rapporti di armonia tra gli esseri e la natura, tra gli uomini e gli Dèi, tra le forze visibili e quelle invisibili.
Durante questi momenti dell’anno esiste la possibilità di contattare grandi forze universali che si muovono, la possibilità di rendersi in qualche modo “coscienti” della loro presenza, della loro azione nella nostra vita, del nostro essere comunque e sempre collegati con il resto dell’universo.
L’atteggiamento consigliabile durante questi giorni dell’anno può essere semplicemente quello di mantenere nella propria quotidianità un’attenzione, una consapevolezza particolari. Essere attenti ai segni, alle sensazioni, alle percezioni e, non ultimo, ai sogni.
Essere coscienti che, sia che lo si percepisca chiaramente o meno, si è immersi nel movimento di queste energie che ci attraversano e ci influenzano.
Possono essere dei momenti in cui risolvere delle cose nostre, dare una svolta a delle situazioni, oppure momenti in cui raccogliere le forze, accumularle per poi utilizzarle.
Condizione privilegiata per vivere appieno queste occasioni è sicuramente quella di partecipare al rituale perché amplifica il contatto con le energie. Questi rituali si svolgono negli stessi giorni da millenni in ogni parte del mondo, hanno quindi una potenza elevata che deriva altresì da una costante ripetizione nel tempo. Un rituale è sempre un momento a cui approcciarsi con uno stato di coscienza adeguato e non certo come ad uno spettacolo a cui assistere, bensì come un momento da vivere e da interiorizzare.

Le cose che uno sciamano vede
(canto sciamanico dei Ciukci della Siberia)
Tutto ciò che esiste vive
sull’argine scosceso di un fiume
c’è una voce che parla
ho visto il padrone di quella voce
si è inchinato a me
ho parlato con lui
ha risposto a tutte le mie domande
Tutto ciò che esiste vive
il piccolo uccello grigio
dal piccolo petto azzurro
canta nella cavità di un ramo
canta la danza dei suoi spiriti
canta i suoi canti sciamanici
il picchio sull’albero
batte il tamburo con il suo becco aguzzo
e l’albero trema
geme come un tamburo
quando la scure colpisce il suo fianco
tutte queste cose rispondono
al mio richiamo
tutto ciò che esiste vive
la lanterna cammina intorno
le pareti di questa casa hanno lingue
anche questa ciotola ha la sua vera casa
le pelli addormentate nelle loro sacche
rimasero a parlare tutta la notte
le corna di cervo sulle tombe
si ergono in circolo attorno ai tumuli
mentre i morti si alzano
e vanno a visitare i viventi.

Ecco un elenco dei libri che consigliamo, relativi ai Vichinghi e alla Tradizione Nordica. Buona lettura.
| Tradizione nordica |
Nigel Pennik |
Atanor |
| Edda di Snorri |
Snorri Sturluson |
Rusconi |
| Canzoniere Eddico |
Pierluigi Scardigli (a cura di) |
Garzanti |
| Il simbolismo del Lupo |
Christophe Levalois |
Arktos |
| Le Rune e gli Dèi del Nord |
Mario Polia |
Il Cerchio |
| I Vichinghi |
F. Donald Logan |
Piemme |
| Le navi dei Vichinghi |
Geoffrey Bibby |
Einaudi |
| Leggende e miti vichinghi |
Gianna Chiesa Isnardi |
Rusconi |
| La Germania di Tacito |
aa.vv. |
Zanichelli |
| La via del Wyrd |
Brian Bates |
Rizzoli |
| La saggezza di Avalon |
Brian Bates |
Rizzoli |
| I miti nordici |
Gianna Chiesa Isnardi |
Longanesi |
| L’oracolo delle Rune |
Nigel Pennik |
Armenia |
| La via dello sciamanesimo boreale |
Davide Melzi |
Terra di Mezzo |
| L’oro fatale
Miti e leggende del Nord |
Mary Tibaldi Chiesa |
Terra di Mezzo |
| Gli Dei dei Germani |
Dumezil |
Adelphi |
|

Le pitture della grotta Chauvet (Vallon-Pont-d’Arc) nel Sud della Francia (scoperte una decina di anni fa) datano di 32’000 anni. Gli archeologi si chiedono perché gli uomini della pietra abbiano dipinto capolavori sulle pareti di grotte buie e spesso di difficile accesso. È opinione che si tratti di dipinti eseguiti per amore dell’arte (ma perché allora solo certi animali?) oppure di disegni atti a propiziare la caccia (ma alcuni tra gli animali dipinti non apparivano nella dieta di allora…).
L’archeologo sudafricano David Lewis-Williams (The Mind in the Cave) ha una nuova teoria. L’Homo sapiens circa 40’000 anni fa raggiunge dall’Africa l’Europa occidentale e incontra il suo cugino di Neandertal. La coscienza dell’Homo sapiens sarebbe stata più evoluta rispetto a quella del cugino arcaico e lo avrebbe portato ad esternare sentimenti “religiosi”. Il contatto tra le due specie (coesistite per circa 10’000 anni) avrebbe spinto l’Homo sapiens a grandi prestazioni creative distinguendosi in questo modo dal suo vicino arcaico. La grotta di Chauvet data di questo periodo di coesistenza. Secondo lo studioso, i dipinti sulle pareti avevano un significato religioso e solo veggenti e sciamani potevano dipingerle.Per prendere contatto con il mondo degli spiriti, gli sciamani entravano in trance e in seguito riproducevano sulle pareti ciò che avevano vissuto.
Siccome durante l’esperienza sciamanica si vive il viaggio attraverso un tunnel, la grotta angusta diventava per loro la riproduzione spaziale dell’esperienza sciamanica e di conseguenza anche il luogo di contatto con gli spiriti. Anche la presenza di forme rotonde o angolari a spirale (vicino a quella degli animali) – come vengono riprodotte dal cervello durante la fase iniziale della trance – sarebbe un ulteriore indizio a favore di questa teoria.
estratti e tradotti dal giornale Sonntagszeitung (CH), 3 marzo 2003